Documento senza titolo  | | Samuele Zonali ha visto l'alba dei suoi giorni d'incosciente felicità a Firenze il 3 dicembre del 1975. Mossi i primi passi nella luce di una regolarità fin troppo rammollita, affatto contento dalle prospettive delineatesi al giovane demotivato nel quale già in gran parte s'era tramutato, decise di offuscare quei giorni di limpidezze aggiungendo alle tribolazioni già previste per una vita contemporanea, quelle di una condotta arditamente definita letteraria. Da qui inizieremo. Fuori dai travagli, giacché non essendo i nostri ci farebbe piacere per il momento tralasciarli, ci basterà sapere che Samuele Zonali fin dalla sua nascita ha vissuto, senza mai spostarsi se non per brevi viaggi (all'alimentari all'angolo della via, all'età di 5 anni, alle spiagge della vicina Viareggio dai 7 agli 8, a Roma e Rimini in vacanza a 10, sul lago di Garda in gita alle medie e fino alla magica Praga in gita alle superiori), in un paesino della Val di Nievole, un tempo giardino della Toscana ora patria delle tasse sulla bonifica del Padule di Fucecchio, Monsummano Terme, che ha dato i natali al famoso poeta Giuseppe Giusti, noto a molti, ma perlopiù sconosciuto al nostro fino all'età responsabile: nei ricordi di un bambino, solo una statua raramente sgombra dai piccioni, nella piazzetta centrale del paese (ora sembra che i piccioni si siano trasferiti tutti a Venezia, ma non ne abbiamo certezza assoluta). | Da molto poco è divenuto quarantaseimillesimo (o giù di lì) cittadino di Empoli, città più a sud, sulle sponde dell'Arno, trasferendo le sue due stanze oberate di libri, manoscritti e vinili (noi, in questo caso suoi biografi, le abbiamo vedute quelle due stanze: stipate ma accoglienti, un tantino asfissianti, in un sottotetto della periferia) in una casa fuori dal centro immersa nella salutare (come si dice) tranquillità campagnola. E così, il buffo S. Zonali, pizzo, barbetta un po' arruffata, stempiata prominente, capelli ostinatamente mantenuti lunghi, memore di scapellate notturne nei localacci della zona, ha conseguito una laurea in Informatica presso l'Università di Firenze e da diversi anni studia e lavora nell'ambito dello sviluppo del software in alcune aziende tra Lucca e Firenze. Per esser chiari fin dall'inizio, signori, chi è questo S. Zonali? Un contemporaneo. Questo è certo. Prematura, per il momento, ogni altra parola. Quel che ci accingiamo a preparare qui di seguito è in tutto e per tutto la biografia, e anche se abbiamo imparato fin dagli anni di scuola che una biografia di un nessuno non si legge né si scrive, l'epica ci insegna che dietro i nessuno restano celati i grandi. Magari S. Zonali non si rivelerà mai un ‘grande', ma beh, grazie al cielo, una biografia può non essere costellata di successi (interiori o pubblicamente riconosciuti), ma può benissimo essere punteggiata di mediocrità , di scelte sbagliate e prese di coscienza della propria inettitudine! Tuttavia anche quelle biografie lì valgono (sebbene gli amici americani non la pensino così), perché parlano di persone più simili a noi, che siamo soltanto uomini e non ‘grandi'. S. Zonali vorrebbe essere uno scrittore. Ma noi sappiamo che, sebbene lui si schermisca in ogni occasione ci sia da parlare della sua ‘attività letteraria' (come lui la definisce), S. Zonali, uno scrittore è già . S. Zonali, a cui nessuno ha mai insegnato a firmare prima col nome e poi col cognome (e per questo gli capita di esser fatto oggetto di biasimo dalla crème dotta della nostra società , che tiene la rotta del nostro secolo) tanto che ancora oggi, quando soprappensiero, nel firmare gli viene da scrivere prima il cognome e poi il nome, s'azzarda a scrivere racconti fin dall'età di diciassette anni. E noi spereremmo che nessuno vorrà , per il suo difettuccio o difettaccio sopramenzionato, chiedersi se i suoi metodi compositivi siano altrettanto barbari quanto le sue conoscenze in fatto di buone norme sulle firme, e se anche qualcuno avesse qualcosa da dire in proposito, potremmo sempre intervenire in difesa del nostro affermando che si tratta soltanto di spirito di controtendenza, e che, quest'ultimo, oggi è tanto di tendenza ed è artisticamente tanto accettato. |  | | Dunque dicevamo che lo scrittore S. Zonali (che pensiamo, appena leggerà queste righe, non la finirà più con ringraziamenti e umilianti inchini di riconoscenza per averlo definito col medesimo appellativo con cui si sono fregiati nei secoli tutti i suoi autori preferiti), ha iniziato ad appassionarsi alla narrazione, con risultati inquietanti per i suoi lettori del tempo, intorno all'età concordemente definita della maturità . Maturità che, del nostro, avrebbe ancora stentato a mostrarsi nelle sue opinioni come nelle sue parole, per diversi altri anni. E per stranezza di questo mondo, furono quelli gli anni in cui più prodiga di risultati si dimostrò la sua vita letteraria. | E' di quei tempi una prima positiva segnalazione conseguita presso il concorso letterario nazionale ‘Cuore di Tenebra', per un suo breve manoscritto. Ed è ancora di quell'epoca la breve collaborazione con la rivista letteraria ‘ Crotonose ' per la quale il nostro faceva da corrispondente nella zona Toscana e che lo condusse ad intervistare Walter Pedullà , David Grossman e Michele Placido nell'ambito del XXX Premio Nazionale città di Scanno . Il tempo trascorse, in quel periodo, in un autentico prolificare di soggetti letterari da elaborare e grandi speranze nelle proprie capacità che, pur avendo dormito per almeno un ventennio nell'incoscienza indotta dalla quotidianità propinatagli come uno standard imperscrutabile, adesso poteva sgorgare da una botte di vino tenuta ad invecchiare: ancora aspra e forte e poco duttile al gusto, ma tanto promettente. E' quello pure il periodo di una grande svolta, per il nostro: il tempo in cui decide di cambiare università : dalla facoltà di Fisica, con la sua difficoltà , la sua fragranza di studio, la sua tranquillità nella vecchia casa di Galileo presso Arcetri, in Firenze e le sue prospettive di lavoro pressoché nulle, a quella di Informatica, che toglieva tutto in cambio di un futuro. E' tempo di cambiamento e di conoscenze letterarie. Il futuro arride e s'arricchisce di prospettive. Il momento più squisito per il nostro: sboccia, si evolve con una rapidità terribile: in poco sembra recuperare il tempo perduto (nella botte) e in fretta si getta nella stesura di un primo romanzo. Al tempo ha ventitré anni. Si misura con questo; e tutto quello che si racconta nelle storie che parlano di scrittori, non corrisponde alla sua realtà : crisi compositiva, crisi espressiva, crisi esistenziale… il suo primo romanzo ‘ Vite lasciate in sospeso ' con più di trecento cartelle prende vita in meno di otto mesi. Col cuore in gola, al nostro gli pare d'esser riuscito nell'impresa del suo autore preferito F. D., di cui, in questo periodo, vuole emulare la rapidità , pubblicando così il primo romanzo prima dei venticinque anni. Il manoscritto di ‘ Vite lasciate in sospeso ' è ancora un poco barbaro. Non è un thriller, non è un giallo, non fantascienza né fantasy; parla di un piromane e di una ragazza. Non ha nulla da invidiare ai primi lavori di tanti altri scrittori, ma per lui, è un precipitare in una foresta di disillusione, poiché le case editrici a cui lo fa leggere non gli rispondono o gli chiedono i soldi, tanti soldi, per semplicemente incominciare a parlarne. Per lui è un tracollo: come è abituato a fare, negli ultimi tempi, prende il rifiuto del suo manoscritto come un voto d'insufficienza. Chiude gli occhi, si fa forza, e si getta in un nuovo progetto che lo porti a scrivere una cosa ancora più bella, convincente e ben scritta. Il suo comportamento forgia la sua opinione principe, in contrapposizione a quella di quanti ha modo di incontrare di persona o su internet: l'attività principe dello scrittore non è quella di autoproporsi, ma quella di scrivere , appunto. Ciò lo porterà a scrivere sempre di più ma a tentare (e sperare) sempre meno nella realizzazione meramente pratica dei suoi sogni di popolarità . Quando lo ritroviamo, due anni dopo, al completamento del suo secondo romanzo, con più di settecento cartelle scritte e un suicidio (nella storia narrata naturalmente) non consumato, il nostro s'è liberato dal giogo della fama, della pubblicazione e quant'altro e finalmente lo ritroviamo scrittore, benché lui ancora si ostini a credere di non saper scrivere e di non essere più bravo di chiunque altro. Chiude questo secondo manoscritto a doppia mandata in un cassetto con la promessa di non fargli rivedere la luce finché vivrà , perché a tutti dice che lo ha dedicato a se stesso. |  | | In quel periodo si immette nella stesura di un terzo romanzo. Vuole parlare alla gente e per la prima volta sente di averne, di strumenti. Sebbene ancora da raffinare, ne ha talmente tanti che sente dentro di sé l'urgenza di migliaia di storie da scendere sulla carta. Sono momenti di persuasione, e di certezze nel proprio valore. Di quel periodo è la sua collaborazione a un giornale online di critica letteraria, il Simposio. Ma soprattutto la fondazione di un'Agenzia Letteraria gratuita, in cui interra l'obbiettivo principe di parlare agli autori che si presentano con manoscritti e che richiedono un'attenzione rifiutata da chiunque altro, delle sue idee in fatto di narrativa: la vicenda: narrarla, ascoltarla, parlarne . Il metodo per fare questo: pagine web, voce, carta stampata, diventa irrilevante. | Ma non dimentica, tuttavia, il nostro, la cui persona ora diventa un po' più di dominio pubblico, l'entrata che potrebbe venirgli dall'avere una pubblicazione seria su carta stampata. Completa perciò ‘ La prigioniera ', il terzo romanzo. E lo spedisce a tutte le case editrici italiane di cui vorrebbe diventare se non proprio delfino, perlomeno un qualcuno che occupa un posto nella sconfinata costellazione di piccoli, medi, grandi autori contemporanei. Le risposte alla sua richiesta sono rare e altrettanto raramente, tra quest'ultime, si può parlare di vago rispetto per il lavoro di una persona. Siete in troppi , dicono per lo più, non ci rompete! O romanzi mitici dai quali si possano trarre altrettanto leggendari guadagni, o non se ne fa nulla! Lui risponde che non era colpa sua se gli pareva d'aver qualcosa d'originale da dire e gli sarebbe piaciuto ascoltare l'opinione di tutti, che non era sua intenzione far perder tempo a loro luminari della letteratura: scrivere non è una colpa! Esclama ancora rammaricato dell'incomodo causato. Coloro che oltre il rispetto dimostrano la stima si contano sullo zoccolo d'un asino: Ugo Marzia si dice colpito dal lavoro di S. Zonali, molto intenso e soprattutto maturo; pur tuttavia non gli offre neppure un posto come fattorino. Samuele Zonali , che perde capelli con insistenza pur tuttavia più lentamente che le fiducie nell'universo letterario italiano, scrive subito come risposta un quarto romanzo, una ‘ Ballata ', come gli piace definirlo ed inizia ad investire forze nuovamente nei racconti brevi. |  | Il lavoro (trovato da poco tempo) prosciugherà molto del suo tempo libero, così lui decreterà di ridurre a zero gli sforzi per autoproporsi e dedicare tutto il tempo rimasto alla scrittura. Ma così scende in un regno d'oscurità . Rientra nell'oblio. Chiude l'Agenzia Letteraria dopo due anni di attività e smette di scrivere recensioni. La povertà dei suoi contatti si riflette anche sui contatti col se stesso narrante che mai si era spento in lui fino a quel momento. Il nostro ha fatto un errore tremendo: chiudendosi in se stesso ha chiuso anche con se stesso. Sono tempi duri. La sua produzione s'assottiglia. Vive in un'attesa ormai senza obbiettivo. Si sente come la cattedrale in rovina nel suo ultimo romanzo. Quello che ha scritto in quel romanzo si verifica nella sua vita e un declino improvviso e inspiegabile gli si para dinanzi inatteso e contro il quale sente di non avere armi né difese. Un anno trascorre così. E per lui, fervente sostenitore dell'attività , incapace cronico di comprendere il ristagno fin dai tempi della maturità , qui conosce la decadenza che viene subito dopo il bel regno. La caduta è un tonfo rabbioso. Ma in quella riesce a non perdere un po' del suo buonumore, unico caposaldo di cui, chiunque gli si trovi nelle vicinanze, attesta ancora la buona salute. Scrive una lettera, come definisce lui, ‘d'amore e di letteratura' alla direttrice dell'editrice N., proponendole il suo terzo lavoro, ‘ La Prigioniera '. La lettera è pregna di speranza e buonumore, volto a solidificare più una conoscenza letteraria con l'editrice di una puramente contrattuale. La lettera è salutata, nel piccolo gruppo di conoscenze dello scrittore, con risa e incoraggiamento. Attende un anno la risposta della bella signora. Spera che, se anche la direttrice avesse risentimento verso la lettera, che almeno la segretaria gli risponda piena di passione per la sua narrativa, pur inventadogli, per non ferirlo, un'immaginaria collaborazione con l'editrice. Ma le sue speranze non servono a muovere il mondo, come s'attesta dalla risposta tramite email dell'editrice che probabilmente è un asettico ‘forward to all' a tutti coloro hanno chiesto pubblicazione. |  | Recisa sul nascere quest'ennesima relazione, alcuni mesi dopo, e dopo aver attraversato un'estate silente, il nostro incontra l'incoraggiante scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins nell'ambito della scuola di scrittura Sagarana. Si tratterà di una ricreazione narrativa alla inadempienza del mondo letterario contemporaneo per il nostro scrittore emerso e poi risommerso. Julio e Samuele avranno un rapporto un po' conflittuale, per i caratteri assolutamente contrari, ma il rispetto non cederà mai il passo ad altro che non sia la stima reciproca, e da questo rapporto il nostro imparerà la vera gioia del racconto breve che fino a quel momento aveva coltivato solo con forze laterali. S'inaugurerà un anno di produzione molto prolifico e felice, durante il quale, a piccoli passi, lo scrittore cercherà la nuova emersione. I suoi racconti sono caratterizzati adesso da una maturità stilistica più solida, in quanto agli argomenti, il sarcasmo e l'umorismo è il comune denominatore. Julio stesso parla di Zonali come un autore dalla capacità di creare racconti insoliti scritti in maniera insolita. La brezza di positività lo inonda. Sottopone buona parte dei suoi racconti a vari concorsi nazionali e internazionali raccogliendo sistematicamente indifferenza completa ai suoi componimenti. Sono sei i tentativi frustrati in quell'anno, ma lui non s'abbatte e l'anno successivo saliranno ad otto. Il nostro non può accogliere tutto questo se non con un comico imbarazzo: si vede che sussiste una totale incomunicabilità . Dice. I suoi racconti diventano più sinistri, a volte melanconici, altre sbarazzini, ma sempre differenti per qualità narrativa e intreccio, imprevisti , li definisce l'autore; l'indifferenza regna, nessuno lo menziona. Nessuno lo segnala. Tantomeno vince alcun premio. Inizia la stesura di un quinto romanzo, ‘ Cento Racconti ', completato l'anno successivo. Il romanzo non riscuote la positiva opinione dello stesso autore, che lo reputa solo un complesso esercizio di intreccio narrativo. Di questo periodo la sua frase storica: Ormai l'unica soddisfazione, l'unico momento in cui ti pare d'esistere è quando vai all'anagrafe, a rinnovare la carta d'identità , e l'impiegato pronuncia il tuo cognome e tu pieno di sommo gaudio, benché quello l'abbia storpiato per qualche accento, ma non importa, dai! chi se ne importa, ti allontani felice di aver verificato ancora una volta la tua esistenza. Odia il cinismo, ma cinico, lo diventa a poco a poco. I passettini con i quali il nostro si muove oggi, attraversando la nostra realtà , l'hanno condotto al portale Domist , con il quale ha iniziato una collaborazione fiera e speranzosa. Attualmente scrive, legge e guarda il mondo dal suo piccolo feudo empolese, credendo ancora che la letteratura è letteratura e non compromesso. | di Zonali Samuele | |